Arsenico nelle acque minerali italiane: tabella e valori
Quali sono gli effetti sulla salute?
C'è arsenico nell'acqua che beviamo. Questo semimetallo molto diffuso in natura viene infatti assunto dall'uomo principalmente attraverso cibo e acqua (qui presente in forma inorganica, ovvero quella tossica).
Arsenico acqua: i rischi per la salute
L'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) classifica l'arsenico nella categoria 1, ovvero come uno degli elementi maggiormente cancerogeni per l'uomo. Tra i rischi a cui si va incontro l'EFSA ha evidenziato tumori alla vescica, ai polmoni, alla pelle e problemi cutanei.
Una recente ricerca pubblicata dall'AHA Journal ha inoltre dimostrato che la concentrazione di arsenico ha effetti anche sul cuore e aumenta il rischio di infarto e malattie cardiovascolari.
I maggiori effetti sulla salute si possono riscontrare nei bambini a causa proprio peso corporeo inferiore.
Arsenico nelle acque, cosa dice la legge: Per legge i produttori di acqua in bottiglia sono obbligati a rispettare lo stesso limite di concentrazione vigente per le acque destinate al consumo umano (10 μg/l). Tuttavia non vi è l'obbligo di indicarne i valori sull'etichetta.
Anche le analisi chimiche inclusive dei valori di arsenico nelle acque pubbliche degli acquedotti comunali dovrebbero essere pubbliche e facilmente raggiungibili su tutti i siti dei gestori, come previsto dalla delibera del 28 dicembre 2012 dell'Autorità dell'Energia che dava tempo fino al 30 giugno 2013 affinché i gestori delle acque pubbliche rendessero disponibili sul proprio sito internet una modalità di ricerca delle informazioni sulla qualità dell'acqua distribuita. Sui siti dei gestori, però, non vi è traccia di questi valori.
In Italia la qualità e la salubrità delle acque potabili è disciplinata dal Decreto Legislativo n°31 del 2/2/2001. Tale decreto ha abbassato il limite previsto per l'arsenico nelle acque potabili da 50 a 10 μg/l, proprio a causa della sua potenziale cancerogenità e i rischi per la salute umana.
Sono comunque previste delle deroghe triennali, concesse per un massimo di 3 volte, e di cui l'ultima deve essere valutata dalla Commissione Europea, perché i gestori presentino e attuino piani di rientro tramite tecnologie di trattamento delle acque captate e individuino risorse idriche alternative.
L'Italia è al terzo posto al mondo dopo Messico e Tailandia per consumo di acqua in bottiglia.
