Arsenico, in Lazio e Toscana 110 comuni sforano limite
Hanno una deroga in attesa di rispettare 10 micro grammi/litro.
Nel caso dell'arsenico, questo è maggiormente concentrato nelle acque di Lazio e Toscana a causa della falda acquifera e dell'origine vulcanica dei suoli.
Ecco perché alcuni Comuni, tra cui Roma, Viterbo, Latina, Livorno, Siena e Pisa, sono riusciti a godere della deroga fino a un limite di 20 microgrammi per litro.
Sono 110 e concentrati in Lazio e Toscana i Comuni in cui la concentrazione di arsenico nell'acqua non riesce ancora a rientrare nei limiti stabiliti dalla legge, cioè 10 microgrammi per litro e quindi possono godere di una deroga che alza il limite massimo a 20 microgrammi per litro.
È quanto indica l'Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche (Irsa-Cnr) sulla base di una elaborazione Cittadinanza-attiva-Legambiente.
Il provvedimento di deroga interessa in totale oltre 963.000 persone.
È una normativa europea che prevede una quantità massima di 10 μg/l di arsenico nelle acque destinate a consumo umano, valore limite che mira ad assicurare una condizione sicurezza nell'intero arco della vita.
Sono previste deroghe triennali e gli stati membri possono richiederle per risolvere i problemi che non consentono il temporaneo rispetto del valore limite.
Nel complesso, spiega il direttore
dell'Isra-Cnr, Vito Felice Uricchio, che la presenza di arsenico nell'acqua è
"abbastanza diffusa" ed è "legata all'assetto geologico",
in particolare all'origine vulcanica delle rocce, oppure all'azione dell'uomo,
cioè all'industria o all'uso di erbicidi. Guardando la mappa delle falde
acquifere in Italia, l'arsenico supera il limite di legge oltre che in Lazio e
Toscana, anche in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Campania e
Sardegna ma, spiega Uricchio, il problema viene aggirato prelevando "acqua
di ottima qualità da invasi, laghi e altri bacini".
